
L’ammortamento in LMNP nel regime reale consente di dedurre contabilmente la perdita di valore di un bene immobiliare e del suo mobilio, anno dopo anno, per ridurre il risultato fiscale. Questo meccanismo si basa su una decomposizione precisa del bene in più componenti, ciascuno ammortizzato su una durata specifica. La questione centrale per ogni investitore rimane quella di misurare il divario fiscale reale tra il regime micro-BIC e il regime reale con ammortamento.
Quota di terreno e base ammortizzabile: il calcolo che pochi investitori affinano
Il terreno su cui si trova un bene immobiliare non è mai ammortizzabile. Questa regola, spesso citata, è raramente accompagnata dal suo corollario pratico: la quota di terreno da isolare varia a seconda della localizzazione.
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In zona urbana densa, questa quota si colloca generalmente tra il 10 % e il 20 % del valore totale del bene. Più il terreno è costoso nel settore, maggiore è la quota di terreno e minore è la base ammortizzabile. Un appartamento in centro città di una grande metropoli avrà una quota di terreno più alta rispetto a un’abitazione in zona periurbana.
L’ammortamento del bene in LMNP si basa quindi sul valore dell’immobile costruito da solo, a cui si aggiungono i mobili e i lavori. Questa decomposizione deve figurare nella contabilità, con una ventilazione per componente.
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| Componente | Durata di ammortamento corrente | Quota nel valore del bene |
|---|---|---|
| Struttura (opera grossa) | 25 a 40 anni | Maggiore |
| Tetto | 20 a 25 anni | Variabile a seconda del tipo di bene |
| Impianti elettrici / idraulici | 15 a 20 anni | Qualche percento |
| Mobilio (mobili, elettrodomestici) | 5 a 10 anni | Variabile, spesso qualche migliaio di euro |
| Lavori di ristrutturazione | Circa 10 anni | A seconda della natura dei lavori |
| Terreno | Non ammortizzabile | 10 % a 20 % a seconda della localizzazione |

Riporto illimitato degli ammortamenti non dedotti: un leva fiscale sottovalutata
L’ammortamento LMNP non può mai creare un deficit fiscale. La deduzione annuale è limitata all’importo degli affitti diminuito delle altre spese. Se le spese (interessi di prestito, assicurazione, gestione, tassa fondiaria) assorbono già la totalità dei redditi locativi, l’ammortamento dell’esercizio non andrà perso.
La parte non utilizzata si riporta sugli esercizi successivi, senza alcun limite di durata. Questo meccanismo spiega perché gli investitori che hanno spese elevate nei primi anni (rimborso del prestito, lavori) accumulano un stock di ammortamenti riportabili che continua a produrre un effetto fiscale ben oltre la fine del prestito.
Concretamente, un bene acquistato a credito con interessi di prestito elevati genera poco risultato imponibile all’inizio, grazie alle spese deducibili. L’ammortamento calcolato ogni anno si aggiunge allo stock riportabile. Quando gli interessi diminuiscono nel tempo, lo stock di ammortamenti prende il sopravvento e mantiene un risultato fiscale basso, se non nullo.
Regime reale con ammortamento contro micro-BIC: il divario fiscale reale
Il regime micro-BIC concede un abbattimento forfettario del 50 % sugli affitti dichiarati. Il regime reale consente di dedurre le spese reali e l’ammortamento contabile. Il divario tra i due dipende dall’importo delle spese e dal valore ammortizzabile del bene.
- Un bene antico con lavori importanti e un prestito in corso beneficia quasi sempre di più del regime reale: le spese deducibili e l’ammortamento cumulati superano ampiamente l’abbattimento del 50 %.
- Un bene nuovo acquistato in contante, senza lavori, con poche spese, può talvolta rendere il micro-BIC competitivo, poiché gli ammortamenti da soli non sempre bastano a superare il forfettario.
- Il mobilio, ammortizzato su 5 a 10 anni, contribuisce in modo significativo nei primi anni e poi scompare dal calcolo, il che può modificare l’equilibrio a medio termine.
La scelta tra i due regimi si misura quindi all’euro, simulando le spese reali su più esercizi. Il regime reale rimane più vantaggioso nella grande maggioranza dei casi, ma questa maggioranza non è una generalità assoluta.
Obbligo contabile del regime reale
Il regime reale impone la tenuta di una contabilità conforme, con un bilancio, un conto economico e un piano di ammortamento per componente. Questo obbligo genera un costo annuale (commercialista o soluzione di gestione specializzata) che deve essere integrato nel confronto con il micro-BIC.
Reintegrazione degli ammortamenti alla rivendita: cosa cambia con la riforma 2025
Fino al 2025, gli ammortamenti dedotti in LMNP non venivano reintegrati nel calcolo della plusvalenza immobiliare al momento della rivendita. Il regime delle plusvalenze per i privati si applicava sulla base del prezzo di acquisizione, senza maggiorazione legata agli ammortamenti praticati.
La legge di bilancio per il 2025 ha modificato questa regola per le cessioni che avvengono a partire dalla sua entrata in vigore. Gli ammortamenti dedotti ora riducono il prezzo di acquisizione, il che aumenta meccanicamente la plusvalenza imponibile.
Una risposta ministeriale del 24 marzo 2026 ha precisato un punto decisivo: la reintegrazione riguarda tutti gli ammortamenti dall’acquisizione, compresi quelli praticati prima del 2025. Per un investitore che ha ammortizzato il suo bene per dieci o quindici anni, l’impatto sul calcolo della plusvalenza può essere sostanziale.
Questa modifica non elimina l’interesse dell’ammortamento, ma cambia l’equazione globale. Il vantaggio fiscale annuale deve essere messo in bilancio con il sovraccosto fiscale potenziale alla rivendita. Maggiore è la durata di detenzione, maggiore è l’abbattimento per durata di detenzione che attenua l’impatto, senza però neutralizzarlo completamente.

L’ammortamento LMNP nel regime reale rimane un meccanismo potente per ridurre l’imposizione sui redditi locativi, a condizione di padroneggiare la decomposizione del bene, la quota di terreno e lo stock di ammortamenti riportabili. Dal 2025, il calcolo non può più fermarsi all’esercizio annuale: la fiscalità della rivendita fa parte integrante dell’analisi.